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tablet stetoscopio 3 L'insonnia è un sintomo molto frequente, il 20-40% degli individui lamenta disturbi del sonno la prevalenza sale al 60% negli anziani e le donne sono più a rischio, il 60% degli insonni è di sesso femminile. Nel nostro Paese il 20% della popolazione, quasi 13 milioni di persone, soffre cronicamente d'insonnia, caratterizzata dalla difficoltà a addormentarsi, dal sonno interrotto più volte e dai risvegli all'alba. Si definisce insonnia lo stato in cui una persona percepisce il proprio sonno come insufficiente o insoddisfacente; quando il paziente non riesce a trarre beneficio dal riposo perchè dorme troppo poco oppure dorme male. L'insonnia fa parte delle dissonnie, disturbi dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno, così come le apnee notturne e le ipersonnie (narcolessia). Un altro gruppo di disturbi del sonno è quello delle parasonnie, caratterizzate dalla presenza di un evento anomalo e indesiderato nel corso del sonno, o nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare durante il sonno), gli incubi, l'enuresi (minzione involontaria), il bruxismo (digrignare i denti), la sindrome delle gambe senza riposo. Le insonnie situazionali da alterazione del ritmo circadiano sono dovute a cambiamenti non fisiologici della collocazione cronologica del sonno. Tra queste: la sindrome da jet-lag, ossia un tipo di insonnia che si verifica in seguito al cambiamento di fuso orario. Si presenta sotto forma di difficoltà ad iniziare o mantenere il sonno.

Il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare

Alexandre Dumas
Vent'anni dopo (1845)

L'insonnia non è una malattia univoca ma si presenta in tanti modi diversi, ecco perchè clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la sua durata, le possibili cause e la tipologia. Dopo una notte insonne i sintomi più spesso riferiti sono: astenia, diminuzione globale dell'efficienza, aumento della temperatura corporea e del metabolismo, abbassamento della soglia del dolore, maggiore incidenza di malattie psicosomatiche legate allo stress.

Il 47% degli insonni cronici (più di 2 milioni di individui) riferiscono di avere delle conseguenze diurne legate al proprio disturbo di sonno. Rispetto alle forme di insonnia transitoria od occasionale, nell'insonnia cronica sono significativamente presenti: irritabilità e nervosismo, minore efficienza fisica, tristezza, ansia, noia, sentimenti negativi, disturbi della memoria, difficoltà a risolvere problemi nuovi o difficili.

Una ricerca indica che ci sono cambiamenti sostanziali riguardo ai cicli di sonno di un individuo man mano che invecchia. Gli anziani hanno un sonno più leggero, fanno più fatica ad addormentarsi, sono soggetti ad un calo generale nel sonno REM ed il loro riposo può essere disturbato da diversi risvegli notturni. Le cause che hanno un ruolo nella genesi dell'insonnia nell'anziano sono molteplici: patologie respiratorie cardiovascolari, gastroenteriche, neurologiche.

Il trattamento dell'insonnia è oggetto di controversie che si possono riassumere in due punti principali: usare o non usare farmaci per curare l'insonnia, cioè trattamento farmacologico o non farmacologico; utilizzare ipnotici a lunga durata d'azione o a breve durata d'azione. Questa controversia deriva dall'osservazione che spesso l'utilizzo di farmaci ipnotici o ansiolitici o sedativi in genere è condizionato dalla pubblicità dei mezzi di informazione, dal fatto che i medici sottostimano la prescrizione di tali farmaci e che occorra valutare meglio gli effetti a lungo termine nei confronti dell'insonnia cronica che può aumentare di 4 volte il numero di incidenti gravi.
L'ipnotico perfetto dovrebbe indurre il sonno ripristinandolo e non interferendo con il normale andamento delle fasi del sonno ciclo ultradiano. Non dovrebbe lasciare strascichi il giorno successivo, come stanchezza o sedazione. Dovrebbe poter essere usato continuativamente senza dare dipendenza o insonnia reattiva alla sua sospensione.

Gli ipnotici e ansiolitici vanno usati sotto controllo medico e per brevi periodi di tempo. Infatti questi farmaci provocano fenomeni di dipendenza e tolleranza. Dipendenza significa che l'organismo si abitua alla sostanza e risente della sua mancanza, per cui alla sospensione si può avere una sindrome da sospensione con vari effetti fastidiosi (ad esempio tremore, sudorazione, dolori muscolari, crisi convulsive) e insonnia rebound. Tolleranza (assuefazione) significa che con il tempo l'organismo si abitua alla sostanza e per ottenere lo stesso effetto iniziale occorre aumentare le dosi. Dipendenza e tolleranza sono fenomeni frequenti con le benzodiazepine per cui il loro uso a scopo ipnotico andrebbe limitato nei casi di effettiva necessità. L'assunzione di ipnotici per molti mesi rappresenta un problema alla sospensione.
Se una benzodiazepina è utilizzata regolarmente per più di 2 settimane, è necessario sospendere il farmaco con una riduzione graduale e non bruscamente. La sospensione deve essere tanto più graduale tanto più a lungo è stato utilizzato il farmaco, ma occorre tenere conto anche di altre caratteristiche come la quantità di grasso corporeo, la funzionalità epatica e renale e il tipo di farmaco utilizzato. Infatti le benzodiazepine si accumulano nel grasso e sono rilasciate lentamente, il fegato interviene nel metabolismo e il rene nella eliminazione. Il farmaco utilizzato può avere una emivita breve, intermedia o lunga. In genere quelli ad emivita breve danno maggiori sintomi da sospensione e insorgenza più rapida di una sindrome da astinenza.

E' stato descritto da alcuni ricercatori un calo relativo all'età dei livelli di N-acetyl-5-methoxytryptamine, formula della Melatonina, ormone implicato nel controllo dei cicli di sonnoveglia. La Melatonina (N-acetil-5-metossitriptamina) definita "A Sleep-Promoting Hormone", è una sostanza naturale prodotta dalla ghiandola pineale (epifisi) presente in tutte le forme viventi ha la funzione di regolare i ritmi circadiani e il ciclo sonno-veglia, esercitando un effetto sedativo. Il cervello la utilizza come una sorta di segnale per informare l'organismo che è buio e che è quindi il momento di dormire e riposarsi.

La Melatonina è un ormone prodotto dall'organismo che aiuta a ritrovare il sonno "perduto", consigliata in caso di insonnia, sonno troppo leggero con continui risvegli, fatica all'addormentamento, viene altresì indicata in tutti quei casi in cui condizioni di forza maggiore alterino i naturali ritmi sonno-veglia della persona (ad esempio lavoro notturno o viaggi frequenti con conseguente sindrome da jet-lag), sindrome della fase del sonno ritardata (DSPS), per stabilire il ciclo sonno-veglia nei ciechi.
Sintetizzata artificialmente in laboratorio si trova in commercio sotto forma di compresse, gocce ed anche altre forme da sciogliere in bocca o sotto la lingua, è importante che la melatonina che si assume sia in forma pura (controllare l'etichetta).

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