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I disturbi cognitivi, o meglio neuropsicologici, sono disturbi delle funzioni alte, quali l'intelligenza generale, l'attenzione, la memoria, le funzioni esecutive (abilità di giudizio, pianificazione, flessibilità cognitiva, inibizione, ecc.), le abilità visuospaziali e prassiche, il linguaggio, la lettura, la scrittura. In età adulta una loro alterazione causa elevate difficoltà nell'adattamento sociale e lavorativo, ed è spesso associata a problemi relazionali ed emotivi (ansia, insicurezza, depressione, etc.).                                                                          

Il disturbo cognitivo raggruppa tutte le alterazioni di uno o più funzioni cognitive che elaborano e ricordano le informazioni, includendo le aree della percezione, dell’attenzione, del linguaggio e della memoria. Tra i disturbi cognitivi più comuni ci sono il delirio, l’amnesia, la demenza, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, etc. Inoltre, alcuni disturbi e malattie acquisite possono essere causa di disturbi cognitivi (come l’ictus o il trauma cranico).  

Il Delirium: uno stato confusionale che si sviluppa in un breve periodo di tempo – ore o giorni, e non mesi o anni. La persona perde, in parte o completamente, la propria capacità di focalizzare l’attenzione.  

LAmnesia: un disturbo della memoria che non coinvolge le altre funzioni cognitive. La persona continua a ragionare logicamente e a parlare fluidamente ma non ricorda importanti porzioni della propria vita passata o non è più in grado di apprendere nuove informazioni. Disturbi cognitivi, raccolti in questa categoria diagnostica, includono deficit di vario genere e di diversa entità a carico delle funzioni cognitive: la capacità di ragionamento, l’apprendimento e la memoria, l’attenzione, il linguaggio, la percezione, l’orientamento spazio-temporale, la realizzazione di atti motori finalizzati.
I Disturbi Cognitivi nell’anziano sono caratterizzati dal declino delle abilità neuropsicologiche, associato ad alterazioni emotivo-comportamentali e a difficoltà specifiche o generali nello svolgimento delle attività del quotidiano. Le funzioni neuropsicologiche interessate sono l’attenzione, la memoria, il linguaggio, il ragionamento, la percezione, l’orientamento temporale e spaziale.

La Demenza La demenza è una sindrome che si caratterizza per la progressiva perdita di funzioni intellettive presenti in precedenza (memoria, linguaggio, ragionamento, orientamento, agnosie, attenzione e prassie). Questa perdita pregiudica l'autonomia dell'ammalato. La demenza insorge solitamente durante l'invecchiamento ma non va confusa con l'invecchiamento normale. Il tipo di demenza più diffusa è sicuramente quella di Alzheimer ma ne esistono di molte altre (per esempio, demenza dei corpi di Lewy, demenza conseguente a malattia di Parkinson, la malattia di Creutzfeldt-Jakob, la malattia di Pick, la demenza vascolare, la demenza fronto-temporale).

Il termine demenza è stato introdotto in ambito medico nel 20 d.C. da Aulo Cornelio Celso, nel "De medicina". Il termine indicava, in modo generico, le condizioni di alterazione dell'intelligenza e del comportamento.

Le demenze rappresentano una delle maggiori cause di disabilità nella popolazione generale. Studi epidemiologici internazionali prevedono che nel 2020 il numero delle persone con demenza supererà i 48 milioni e nei successivi venti anni potrebbero raggiungere una cifra superiore agli 81 milioni di persone, per la stragrande maggioranza concentrata nei paesi in via di sviluppo.

Nei soli Paesi dell'Unione Europea (EU) le stime più attendibili parlano della prospettiva di superare, sempre nel 2020, i 15 milioni di persone affette da demenza, con una ratio femmine/maschi che ipotizza più del doppio dei casi per il genere femminile rispetto a quello maschile. In termini di disabilità inoltre, basandosi sulle valutazioni della scala Disability-adjusted life years (DALY) (Rif. 1), risulta che il peso della demenza è, nei Paesi EU, quasi doppio di quello generato da una patologia come il diabete.

La Demenza Senile

La Demenza Senile si manifesta di norma intorno ai 65 anni di età con disturbi della personalità (accentuazione di alcuni lati del carattere, emotività) e dell'intelligenza, che compromettono le capacità di attenzione, concentrazione e memoria, oltre che di senso critico e di giudizio. Nella sua progressione la demenza senile manifesta galoppanti alterazioni delle capacità simboliche, come l'afasia, ossia l'incapacità senza deficit intellettivi o lesioni dell'apparato fonatorio di tradurre i pensieri in parole e viceversa. La malattia si evolve fino alla compromissione di tutte le prestazioni dell'individuo nell'arco di 4 - 6 anni. Non esiste una cura per la demenza senile: la terapia farmacologia può solo rallentare il decorso della patologia, controllarne le manifestazioni e rendere la vita dei pazienti più accettabile possibile.

La MCI

La MCI una ulteriore forma, la cui prevalenza si aggira attorno al 15% (Rif. 1), che ha ricevuto molteplici definizioni alternative: "demenza incipiente", "deficit isolato della memoria", "deficit della memoria associato all'età", "disordine cognitivo lieve", "deterioramento cognitivo in assenza di demenza". Il Mild Cognitive Impairment, conosciuto, appunto, anche sotto l'acronimo di MCI, è una sindrome neurologica caratterizzata da uno stato di deterioramento cognitivo lieve che affligge soggetti che presentano un deficit cognitivo maggiore rispetto a quello statisticamente atteso in base all'età e al livello di istruzione, ma che sono ancora in grado di svolgere le proprie attività giornaliere. Tale condizione è connotata dalla evidenza oggettiva di una menomazione della memoria non ancora tale da potersi ricomprendere nella definizione di demenza conclamata. I sintomi del deterioramento cognitivo lieve: spostare le cose con frequenza, dimenticare gli eventi e gli appuntamenti importanti, avere problemi a scegliere le parole per formulare le frasi. Attualmente non esiste alcuna terapia standard per il MCI. Di solito il medico controlla e sottopone ad esami il paziente con regolarità, per scoprire eventuali cambiamenti nella memoria e nelle capacità cognitive. Per curare il MCI amnesico non è stato approvato alcun farmaco.

La Malattia di Alzheimer

La Malattia di Alzheimer rappresenta il 50-60% delle varie forme di demenza. La causa sia dei casi sporadici che di quelli familiari pare risiedere in un'alterazione del metabolismo di una proteina, detta APP (proteina precursore di beta amiloide) che per ragioni ancora ignote a un certo momento della vita inizia ad essere metabolizzata in modo alterato, portando alla formazione di una sostanza neurotossica (beta amiloide) che si accumula lentamente nel cervello portando a morte neuronale progressiva. Le cellule cerebrali nell'ippocampo, una parte del cervello associata con l'apprendimento, sono spesso le prime a essere danneggiate dal morbo di Alzheimer. Questo è il motivo per il quale la perdita di memoria, soprattutto la difficoltà a ricordare informazioni recentemente apprese, rappresenta spesso il primo sintomo della malattia. I sintomi dell'Alzheimer si manifestano con gradualità e peggiorano sempre più, man mano che la degenerazione neuronale progredisce. Con il passare del tempo la perdita di memoria dà luogo a gravi problemi con il pensiero, la capacità di giudizio, il riconoscimento dei familiari e degli amici e l'esecuzione di attività normali, come guidare la macchina o maneggiare il denaro. Alla fine, il paziente deve essere seguito giorno e notte.

Sintomi:

elenco freccinablu amnesia anterograda: incapacità dell'individuo affetto da morbo di Alzheimer di ricordare eventi recenti, mentre i malati tendono a mantenere (relativamente) un buon ricordo delle vicende passate;

elenco freccinablu aprassia: si riferisce all'incapacità di compiere azioni comuni come ad esempio fischiettare, preparare il caffè, cucinare e altro ancora;

elenco freccinablu agnosia: incapacità di riconoscere cose prima note;

elenco freccinablu anomia: incapacità a nominare un oggetto pur riconoscendolo;

elenco freccinablu disorientamento spazio-temporale: accade quando l'individuo malato di Alzheimer non è più in grado di rispondere a domande come ad esempio "che giorno è oggi", "in che mese siamo", "dove ci troviamo ora";

elenco freccinablu acalculia: perdita delle capacità di compiere semplici operazioni matematiche;

elenco freccinablu agrafia: il soggetto ha difficoltà di scrittura;

elenco freccinablu deficit intellettivi: peggioramento delle capacità di ragionamento, giudizio e pianificazione, cambiamenti nel tono dell'umore.

I farmaci sono in grado di salvaguardare temporaneamente le capacità di pensiero, memoria e parola e possono alleviare determinati problemi comportamentali di alcuni pazienti per un periodo variabile tra alcuni mesi e alcuni anni, tuttavia non impediscono la progressione dell'Alzheimer.

La Demenza Vascolare

La Demenza Vascolare è una forma di deficit cognitivo determinata dall'alterazione della circolazione sanguigna cerebrale conseguente a eventi acuti, come un ictus o un'emorragia cerebrale, o a patologie croniche, come l'arterosclerosi. I sintomi cognitivi e comportamentali più comuni sono: confusione mentale, difficoltà di concentrazione/facile distraibilità, difficoltà nel prendere decisioni, nel pianificare attività mediamente complesse, problemi di memoria/apprendimento, difficoltà del linguaggio, disturbi dell'equilibrio, aumento del bisogno di urinare o problemi a controllare lo stimolo, maggior tendenza ad avere reazioni impulsive, agitazione, depressione, ansia e/o irritabilità, vagabondaggio notturno. Attualmente, non si hanno a disposizione trattamenti specifici per contrastare una demenza vascolare dopo che si è instaurata. Si può, però, cercare di frenare l'evoluzione del danno cerebrale ed evitare che la situazione peggiori riducendo l'impatto negativo dei principali fattori di rischio, attraverso buone regole di vita (alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura, pesce, cereali integrali, oli vegetali, e frutta secca; attività fisica regolare; pochi alcolici; niente fumo; controllo del peso corporeo) e terapie mirate (soprattutto, in caso di ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e patologie cardiache).

Il rischio di demenza e la prevenzione

Alcuni fattori di rischio per la demenza, quali l'età e le ereditarietà genetiche, non possono essere cambiati. Tuttavia, i ricercatori continuano ad esplorare l'impatto di altri fattori di rischio sulla salute del cervello e la prevenzione della demenza. Alcune delle aree più attive di ricerca nella riduzione del rischio e nella prevenzione includono fattori cardiovascolari, idoneità fisica e dieta.

Fattori di rischio cardiovascolare:

Il cervello è nutrito da una delle più ricche reti di vasi sanguigni del corpo. Tutto ciò che danneggia i vasi sanguigni ovunque nel corpo, può danneggiare i vasi sanguigni nel cervello, privando le cellule cerebrali di cibo e ossigeno vitali. I cambiamenti dei vasi sanguigni nel cervello sono legati alla demenza vascolare. Essi sono spesso presenti con i cambiamenti provocati da altri tipi di demenza, tra cui il morbo di Alzheimer e la demenza da corpi di Lewy. Questi cambiamenti possono interagire e causare un declino più veloce o provocare deterioramenti più gravi. Si può aiutare a proteggere il cervello con alcune delle stesse strategie che proteggono il cuore - non fumare, mantenere un peso sano, e prendere misure per controllare la pressione sanguigna, il colesterolo e gli zuccheri nel sangue, accertandosi che rientrino nei limiti raccomandati.

Esercizio fisico:

L'esercizio fisico regolare può aiutare a ridurre il rischio di alcuni tipi di demenza. Le prove suggeriscono che l'esercizio può avvantaggiare direttamente le cellule cerebrali, aumentando il flusso di sangue e di ossigeno al cervello.

Dieta:

Quello che si mangia può avere il massimo impatto sulla salute del cervello, attraverso il suo effetto sulla salute del cuore. Le migliori prove disponibili suggeriscono modelli di alimentazione positivi per il cuore, come, ad esempio, una dieta mediterranea, che possono anche aiutare a proteggere il cervello. Una dieta mediterranea comprende relativamente poca carne rossa e mette l'accento su cereali integrali, frutta, verdura, pesce, crostacei, noci, olio d'oliva e altri grassi sani

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Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui forniti sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio. le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo; non sostituiscono la consulenza medica


Riferimenti

˚ Rif. 1 - Mayo Clinic Study of Aging

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